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DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Messa di inizio Anno Accademico, Padova, Facoltà Teologica

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C’è un nesso tra la prima domanda del Padre nostro nella versione del Vangelo di Luca e il comportamento di Giona, di cui ci parla la prima lettura. Lo stato d’anima di Giona infatti è esattamente il contrario di quanto Gesù insegna a chiedere ai discepoli quando pregano il Padre: Padre: “sia santificato il tuo nome”. Giona si oppone a questa richiesta: lui non vuole che il nome di Dio sia manifestato. Egli lo conosce, il nome di Dio, e gli rincresce che Dio si manifesti come egli è. Infatti dice a Dio: "Io sapevo che tu sei un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore e che ti ravvedi circa il male minacciato!". Ecco qual è il "nome" di Dio, che vuol manifestarsi, e che Giona conosce da tutta la rivelazione biblica. Eppure non vuole che esso si manifesti nella sua vita: è una cosa che va contro i suoi gusti, contro la sua volontà di vivere. Egli è stato mandato a Ninive per profetizzare: "Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta! " e adesso pretende che questa profezia si realizzi, perché ne va della sua reputazione di profeta. Ma la misericordia di Dio non può mettere in atto comunque questa predizione. Dio ha inviato il suo profeta per chiamare a conversione e la sua minaccia era condizionata: "Se non vi convertite, perirete", ed ora Dio è contento che la gente di Ninive si sia convertita e di poter manifestare "il suo nome": il suo amore, la sua tenerezza, la sua misericordia. Giona invece è in collera, non vuole che il nome di Dio si manifesti. E Dio allora gli dà una lezione, perché capisca quanto profondamente egli abbia ragione di aver compassione di coloro che ha creato, come sia logico per lui perdonare, chiamare alla vita e non alla morte.

Anche noi spesso siamo tentati di comportarci come Giona: conosciamo che il nome di Dio è misericordia e perdono, ma ci dà fastidio che egli si manifesti nella sua vera identità perché questo spiazza i nostri pensieri e le nostre pretese. L’agire di Dio è sempre oltre le nostre previsioni e i nostri progetti umani. Egli non si lascia chiudere nei nostri schemi perché Egli vuole raggiungere con la sua salvezza ogni uomo.
Il messaggio delle letture che abbiamo ascoltato bene si accorda con la memoria di San Giovanni XXIII e con il 55° anniversario dell’apertura del Concilio. Al contrario di Giona, Papa Giovanni seppe lasciarsi guidare dallo Spirito per guardare al mondo e all’umanità con uno sguardo amorevole. Come non ricordare le parole pronunciate nel discorso di apertura del Concilio “Gaudet Mater Ecclesia”: «Spesso infatti avviene, come abbiamo sperimentato nell’adempiere il quotidiano ministero apostolico, che, non senza offesa per le Nostre orecchie, ci vengano riferite le voci di alcuni che, sebbene accesi di zelo per la religione, valutano però i fatti senza sufficiente obiettività né prudente giudizio. Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai; vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia, che è maestra di vita, e come se ai tempi dei precedenti Concili tutto procedesse felicemente quanto alla dottrina cristiana, alla morale, alla giusta libertà della Chiesa. A Noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo.  Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l’umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa».
All’inizio di questo anno accademico chiediamo al Signore la grazia che quanti si dedicano all’insegnamento e allo studio della teologia in questa facoltà sappiano ispirarsi all’esempio di San Giovanni XXIII, cercando la vera sapienza, che è capacità di vedere i disegni di Dio dentro la storia umana. In particolare preghiamo perché lo studio e la ricerca contribuiscano ad un dialogo fecondo con la cultura del nostro tempo creando così quello spazio umano che permette al Vangelo di rispondere agli interrogativi e alle attese di tanti nostri fratelli e sorelle.
Lo studio della teologia ci faccia crescere nella conoscenza dei pensieri di Dio e nella fraternità con tutti gli uomini!

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