DIOCESI di ADRIA-ROVIGO

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RIFLESSIONE DEL VESCOVO PIERANTONIO PER LA GIORNATA 2016 DEL RIFUGIATO

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Colgo l’occasione della celebrazione della “Giornata internazionale del rifugiato” per proporre qualche pensiero sul dramma di tanti rifugiati e migranti, che in fuga dalla guerra e dalla miseria cercano di raggiugere l’Italia e gli altri paesi dell’Occidente.
Ogni giorno i mezzi di comunicazione sociale ci raggiungono con immagini tremende di morti e di sopravvissuti ai naufragi, di folle disperate alla ricerca di un passaggio verso la loro “terra promessa”. Siamo preoccupati per quanti arrivano nel nostro paese e per i quali, nonostante l’impegno delle autorità e dei volontari, è difficile dare una sistemazione. Siamo disorientati di fronte ad una realtà complessa, divisi come siamo tra il sentimento dell’impotenza e la necessità di non restare indifferenti davanti a tanta povertà e sofferenza.
Ritengo che la prima cosa da fare sia quella di cercare di comprendere quello che sta succedendo: il fenomeno delle migrazioni non riguarda solo il nostro paese o il bacino del Mediterraneo. In tutto il mondo sono in corso dei grandi flussi migratori, che hanno alla base, oltre ai tanti conflitti bellici in atto (la “terza guerra mondiale a pezzi” come ama dire Papa Francesco) anche – e soprattutto - la grande sperequazione tra una parte della terra ricca e l’altra povera e sfruttata. E’ un fenomeno epocale, che non si risolverà in breve tempo e con il quale è necessario imparare a convivere. Non basta limitarsi a reazioni emotive. La paura che proviamo, pur comprensibile e legittima, non può essere la nostra unica risposta.
In secondo luogo, non possiamo restare indifferenti di fronte alla condizione di grande precarietà di profughi e migranti. Come efficacemente ha affermato Papa Francesco: «I profughi non sono un pericolo, sono in pericolo!» e davanti a un fratello la cui vita è in pericolo non possiamo chiudere il cuore e limitarci a dire che il problema non è nostro. Che cosa possiamo fare allora? Possiamo innanzitutto pregare (come faremo nelle nostre parrocchie questa domenica) per i profughi e i migranti, soprattutto per i bambini e le persone più deboli. Possiamo chiedere a Dio luce per i governanti, affinché riescano a dare risposte efficaci e rispettose della dignità della persona umana. Possiamo interrogarci poi su quello che noi possiamo fare per accogliere qualcuno di questi nostri fratelli. A questo proposito anche la nostra Diocesi ha aderito al progetto della CEI “Un rifugiato a casa mia”. Vi sono già alcune esperienze in atto e confidiamo si possano moltiplicare.

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ATTIVITA’ DEL VESCOVO PIERANTONIO DAL 19 AL 25 GIUGNO

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Domenica 19 giugno: ore 10 celebra la S.Messa per la Festa della Protezione civile

Martedì 21 giugno: ore 19 celebra la S.Messa in Seminario

Mercoledì 22 giugno: nel pomeriggio partecipa ad una riunione del Tribunale Ecclesiastico Regionale

Giovedì 23 giugno: ore 16 partecipa all’Assemblea diocesana degli insegnanti di religione

Venerdì 24 giugno: al mattino udienze in Vescovado (solo su appuntamento)

Sabato 25 giugno: ore 16 celebra la S.Messa alla Casa di Riposo di Castelmassa

ATTIVITA’ DEL VESCOVO PIERANTONIO DAL 12 AL 18 GIUGNO

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Domenica 12 giugno: ore 10.30 celebra la S.Messa e conferisce le cresime a Canda; ore 18 a Badia P. celebra la S.Messa nel contesto delle celebrazioni per il 950° della morte del patrono San Teobaldo

Martedì 15 giugno: nel pomeriggio incontra l’equipe della Caritas diocesana

Mercoledì 15 giugno: ore 9-12 udienze in Vescovado a Rovigo (per i laici solo su appuntamento)

Giovedì 16 giugno: al mattino udienze in Vescovado (solo su appuntamento); ore 18.30 incontra i diaconi permanenti

Venerdì 17 giugno: ore 9.30 presiede la riunione dei responsabili degli uffici pastorali della Curia; ore 20.30 incontra la commissione dell’ufficio catechistico

Sabato 18 giugno: ore 21 in Seminario partecipa alla cena per la “Giornata del rifugiato”

Giubileo diocesano dei catechisti, intervento del vescovo Pierantonio

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Celebrare il giubileo significa fare esperienza dell’amore misericordioso di Dio per poterne poi essere testimoni davanti ai fratelli. Pertanto siamo invitati questo pomeriggio a fare memoria della nostra esperienza di Dio come Padre misericordioso: prima di essere catechisti, infatti, siamo discepoli, chiamati ogni giorno a rinnovare la nostra fede.
La pagina biblica che abbiamo ascoltato (Sir. 51, 13 – 30) è la testimonianza di un uomo che al termine della propria vita ripercorre il cammino fatto. Quando egli ancora molto giovane e non aveva l’età per viaggiare, sentì il desiderio di conoscere la sapienza. Andava al tempio e la chiedeva a Dio e godeva di poterla contemplare, come l’agricoltore gode vedendo i grappoli maturi. Il saggio si lasciava guidare dalla sapienza che lo aiutava ad agire con rettitudine. In tal modo egli trovò quello che cercava e conseguì nella vita dei risultati che gli diedero soddisfazione. Di conseguenza egli ora sente il bisogno di ringraziare Dio e di continuare ad essere fedele ai comandamenti di Dio, senza vergognarsi di essi.

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Omelia del Vescovo Pierantonio in occasione del Pellegrinaggio diocesano al "Santo" di Padova

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Il pellegrinaggio alla Basilica di Sant’Antonio riveste quest’anno un significato tutto particolare, perché avviene nel contesto del Giubileo della misericordia. Abbiamo tanto sentito parlare di misericordia in questi mesi e questa sera vogliamo che a parlarcene sia Sant’Antonio stesso. Mi servirò pertanto di alcuni passi tratti da due Sermoni del santo, dedicati appunto alla misericordia.
Egli tratta della misericordia (Sermone della XVI Domenica dopo Pentecoste) proprio a partire dalle espressioni di Paolo riportate nella prima lettura tratta dalla lettera agli Efesini: «Radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio». Misericordia per Antonio dunque è l’amore di Cristo, che sorpassa ogni conoscenza: la misericordia è un eccesso di amore, che si può comprendere a partire da queste quattro parole: ampiezza, lunghezza, altezza, profondità.

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Nota del Vescovo Pierantonio sull'esortazione apostolica "Amoris Laetita"

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NOTA SULLA RECEZIONE IN DIOCESI DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA “AMORIS LAETITIA”

L’Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” è un testo importante ed impegnativo, che chiede di essere recepito sia attraverso una lettura attenta e meditata, sia tramite un confronto serio e condiviso non solo tra preti ma anche coinvolgendo gli sposi. Lo stile di questo documento pontificio infatti domanda non solo di assimilare dei contenuti, ma di mettersi in ascolto della vita reale delle nostre famiglie. Nel prossimo anno pastorale dedicheremo un’attenzione specifica all’Esortazione apostolica, per fare nostro il messaggio che contiene e verificare insieme come tradurlo nella nostra realtà pastorale. Nelle prossime settimane chiederò ai consigli diocesani e ai responsabili degli uffici pastorali, di elaborare qualche proposta da attuare a partire dal prossimo mese di settembre. Per il momento mi sembra importante sottolineare che il punto di partenza dell’Esortazione è l’invito a riproporre con forza la bellezza del messaggio cristiano sul matrimonio e sulla famiglia. E’ significativo quanto Papa Francesco afferma proprio al principio del testo: «Come hanno indicato i Padri sinodali, malgrado i numerosi segni di crisi del matrimonio “il desiderio di famiglia resta vivo, in specie tra i giovani, e motiva la Chiesa”. Come risposta a questa aspirazione “l’annuncio cristiano che riguarda la famiglia è davvero una buona notizia”» (A.L. n. 1). Siamo invitati pertanto a cogliere come il matrimonio e la famiglia, anche ai giorni nostri, sono la risposta ad un’aspirazione profonda del cuore umano. Far conoscere il progetto di Dio sul matrimonio e sulla famiglia è portare la buona notizia che è possibile vivere un amore fecondo, fedele ed esclusivo, capace di durare per tutta la vita.

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Giubileo diocesano dei sacerdoti, 3 giugno 2016

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GIUBILEO DEI SACERDOTI
Ogni anno la solennità del Sacro Cuore ci offre l’occasione per rivedere la nostra vita di sacerdoti lasciandoci inondare dal torrente di grazia che sgorga dal Cuore del Figlio di Dio, un Cuore che arde di misericordia e di compassione per i peccatori. Nel clima di questo anno santo straordinario desideriamo in modo particolare sperimentare la misericordia di Dio per diventare poi ministri e testimoni di misericordia per i nostri fratelli. Per questo abbiamo bisogno di allargare il nostro cuore, perché, come il Cuore di Cristo, diventi capace di un amore più grande e più forte del peccato. Abbiamo bisogno di sciogliere le resistenze e le durezze del nostro cuore, abbiamo bisogno in altre parole di conversione.
Il gesto di attraversare la porta santa all’inizio di questa messa vuole esprimere proprio questa disponibilità. Ma che cosa rappresenta dal punto di vista spirituale questa porta per noi sacerdoti?

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Omelia del Vescovo Pierantonio per la Festa delle Famiglie, 2 giugno 2016

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Come a Cana di Galilea, anche quest’oggi Gesù partecipa alla nostra festa. Fin da quando abbiamo iniziato il nostro incontro questa mattina, la sua presenza ci accompagna. In particolare egli si rende presente in mezzo a noi in questa celebrazione dell’eucaristia.
Gesù però – desidero ricordarlo - è presente ogni giorno nelle nostre famiglie: riconoscerlo e affidarci a Lui è la risorsa migliore che abbiamo per poter sperimentare la gioia della vita in famiglia. E’ lui che può donarci il vino della festa, come ha fatto con gli sposi di Cana, anche nei giorni bui in cui proviamo la stanchezza e il peso del nostro vivere assieme. Ce lo insegna papa Francesco nella sua recente Esortazione “Amoris Laetitia”: «La presenza del Signore abita nella famiglia reale e concreta, con tutte le sue sofferenze, lotte, gioie e i suoi propositi quotidiani. Quando si vive in famiglia, lì è difficile fingere e mentire, non possiamo mostrare una maschera. Se l’amore anima questa autenticità, il Signore vi regna con la sua gioia e la sua pace. La spiritualità dell’amore familiare è fatta di migliaia di gesti reali e concreti. In questa varietà di doni e di incontri che fanno maturare la comunione, Dio ha la propria dimora» (A.L. 315).

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Omelia per la Solennità del Corpus Domini

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Adria Cattedrale, 29 maggio 2016

Le letture che abbiamo ascoltato ci offrono un percorso per comprendere come l’eucaristia sia l’evento che anima la vita della chiesa e custodisce in essa la memoria del Signore.
La prima lettura riporta un episodio dell’Antico Testamento, in cui l’offerta del pane e del vino da parte di Melchisedec, sacerdote pagano, prefigura l’eucarestia di Gesù e dei cristiani. Nella seconda lettura Paolo ci mostra come la stessa offerta del pane e del vino diventa nell’ultima cena segno dell’offerta di tutta la sua vita sulla croce.
Il pane e il vino sono essenziali per la vita dell’uomo: hanno non solo un’importanza dal punto di vista materiale, fisico, ma hanno anche una forte valenza simbolica. Sono cibo e bevanda, dunque gli elementi vitali per eccellenza che accompagnano l’uomo dal suo nascere al suo morire. Essi rinviano alla convivialità e alla comunione, ma anche alla nostra dimensione corporale: il corpo sente fame e sete, il corpo è sostenuto dal cibo, ma allo stesso tempo il cibo non può liberarlo dalla morte. Grazie a Gesù che sulla croce ha offerto tutto se stesso per la salvezza dell’umanità, il cibo eucaristico anticipa e prefigura la vita eterna e la comunione con Dio, che, donata in Cristo, sarà pienamente realizzata nel Regno di Dio.

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Veglia di preghiera per i giovani che parteciperanno alla GMG di Cracovia

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Santuario del Pilastrello, 27 maggio 2016

Siamo molto attenti a curare il nostro corpo: scegliamo con attenzione l’abito che indossiamo; ci preoccupiamo del taglio e della pettinatura dei nostri capelli; avvicinandosi la stagione estiva procuriamo di prendere un po’ di sole in modo da essere un po’ abbronzati. Ci capita di far dipendere anche il nostro valore come persone da come si presenta all’esterno il nostro corpo.

Il brano del Vangelo che abbiamo ascoltato ci presenta a invece un corpo sfigurato: il corpo di Gesù crocifisso. Tramite l’immagine della Sindone possiamo averne anche una rappresentazione visiva molto concreta. Eppure, proprio quel corpo sfigurato, ci indica la verità ultima delle nostre persone. C’è un dettaglio che Giovanni ci presenta e che ci permette di cogliere questa verità: dal fianco di Gesù trafitto dalla lancia del soldato romano, esce del sangue misto ad acqua. Di solito noi non vediamo il nostro sangue: il corpo lo tiene al proprio interno, come un tessuto prezioso nel quale circola e si accumula la vita. Il sangue versato e così offerto allo sguardo di chi sta sotto la croce è segno di una vita donata e offerta. Quel sangue versato è segno di un corpo trasfigurato dall’amore, ci insegna che solo donando la vita possiamo entrare nella pienezza della vita.

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Omelia per la Solennità della Ss.ma Trinità, Duomo di Rovigo, 22 maggio 2016

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Il mistero della Santissima Trinità, che oggi la liturgia ci invita a contemplare, fa riaffiorare in me ricordi lontani, legati alla mia infanzia, quando per la prima volta al catechismo ne ho sentito parlare. Ricordo la difficoltà e la fatica di accettare qualcosa che non si poteva capire: come era possibile che tre fossero uno? Solo con il tempo, soprattutto quando in Seminario ho cominciato a studiare teologia, ho potuto comprendere che quanto da bambino mi appariva un ostacolo era invece una via per accedere alla bellezza e alla grandezza del Dio dei cristiani.
La dottrina della Trinità, un solo Dio in tre persone, non va intesa come una sorta di matematica «soprannaturale» (non è un «cubo magico»). Dire che Dio è Trinità non significa fare l’affermazione contraddittoria che uno è uguale a tre e che un’unica e medesima realtà è, sotto lo stesso aspetto, una e allo stesso tempo trina. La dottrina della Trinità piuttosto va compresa alla luce di quanto dice San Giovanni nella sua prima lettera, riassumendo, in tre semplici parole, tutta la rivelazione di Dio contenuta nella Bibbia: «Dio è amore» (1 Gv. 4,8.16).

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Vescovo Emerito Lucio

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